Specie

Acer campestre

Famiglia

Aceraceae

Nome popolare

Acero campestre

Acer campestre L.


I Romani chiamavano “acer” l’acero e il nome della specie significa “delle pianure, dei campi”
In Toscana è un albero molto familiare, o per lo meno lo era fino a 5 o 6 decenni fa: i vigneti specializzati come li vediamo ora non esistevano e le viti venivano coltivate in ampi filari alternati a grano o a colture foraggere, dove le vigne crescevano arrampicandosi sui “loppi”, aceri campestri (ma spesso anche ornielli) potati molto severamente “a candelabro” e alti poco più di un uomo, con pochissima vegetazione, in modo che i tralci di vite, tenuti molto più lunghi di oggi, si appoggiassero su questi “sostegni vivi” e facessero pendere i loro grappoli più in basso perchè potessero essere raccolti in piedi e a braccia tese verso l’alto. Secondo Emilio Sereni, nel suo importante testo “Storia del paesaggio agrario italiano”, questo sistema di coltivazione discende dagli Etruschi.  Il sistema a “sostegno morto”, in cui la vite era sostenuta con pali di legno o potata ad alberello basso senza sostegno, discende dai Greci. Se vi capiterà, per puro caso, di imbattervi in qualche sopravvissuto e cadente filare a “loppi”, sappiate che vi siete imbattuti in una sorta di “fossile vivente” e le viti non possono avere meno di 50 anni, cosa del resto evidente dal diametro e dalle forme serpentiformi del tronco.
Anche se l’acero resiste molto bene alle potature, ciò non toglie che, lasciato libero di crescere in un buon terreno non troppo arido, si svilupperà in un albero alto e maestoso.
Il suo legno è compatto, di media durezza, e veniva usato tra il 1700 e il 1800 dai liutai del centro Italia per il fondo, le fasce laterali e i manici dei violini. Al giorno d’oggi viene poco utilizzato a causa della difficoltà di trovare piante di sufficiente diametro per ottenere pezzi di dimensioni adatte alla costruzione degli strumenti.

E’ spontaneo in tutta Italia, nei boschi dotati di un terreno mediamente fresco e abbastanza ricco: non si trova nelle zone più aride della fascia mediterranea e in alta montagna. E’ coltivato nelle siepi e nelle vigne.

Albero a foglia caduca, in genere di modeste dimensioni, ma può raggiungere anche i 20 m.
La corteccia è giallo-rosea, rugosa, i rami di un anno hanno corteccia verde bruna con lenticelle aranciate. Le foglie hanno una lamina palmata a 5 lobi.
Le infiorescenze sono corimbi, su cui si formano i caratteristici frutti a sàmara, con le ali che divergono a 180°. I rami presentano talvolta ali suberose.

Nel Parco
E’ poco frequente e presente in giovani esemplari.

Periodo di fioritura: aprile-maggio