Specie

Cupressus sempervirens

Famiglia

Cupressaceae

Nome popolare

Cipresso

Cupressus sempervirens L.


I Greci lo chiamavano “kyparissos”, i Romani “cupressus”, anzi “la” chiamavano, perché il nome era di genere femminile. Il nome della specie si riferisce al fatto che è una pianta sempreverde.
Fa parte della nostra lunga storia di popoli mediterranei e i riferimenti letterari sono numerosi: da “… i cipressi che a Bolgheri alti e schietti….” di carducciana memoria, a Ovidio che nelle sue “Metamorfosi” (X, 106-142) narra la storia del giovane Cyparissus che amava un cervo meraviglioso, sacro alle ninfe, con grandi corna d’oro. Non conosceva la paura e Cyparissus lo portava a nuovi pascoli e a limpide fonti, gli intrecciava tra le corna d’oro fiori variopinti, finchè in un giorno d’estate sotto le vampe del sole, il cervo si riposava all’ombra degli alberi. Cyparissus non lo vide e lo trafisse per sbaglio con il suo giavellotto: neppure Apollo riuscì a consolarlo del suo dolore.
E Cyparissus “…ormai spremutosi tutto il sangue in questo pianto, le sue membra cominciarono ad assumere un colore verde e i capelli, che prima gli incorniciavano la candida fronte, divennero una chioma irta che si irrigidiva in una punta sottile verso il cielo stellato.”
Anche Plinio, nella “Naturalis historia” (XVI, 139-142),  ricorda che il cipresso era pianta sacra a Plutone, dio degli inferi: forse è per questi miti che si trova nei cimiteri come simbolo di lutto.
Il cipresso è pianta bellissima, maestosa e sobria, elemento inconfondibile del paesaggio italiano e toscano in particolare, dipinta da innumerevoli pittori, come Leonardo nella sua “Annunciazione”.
Il suo legno è di ottima qualità, profumato, di lunga durata, a grana fine  e resistente, con azione antitarme : può essere usato per tavolato, infissi e mobili. Dalle coccole viene estratto l’olio essenziale, con un ottimo profumo balsamico, usato come sedativo della tosse e antinfiammatorio delle vie respiratorie, sia per uso orale che come aerosol.

Il cipresso vegeta spontaneo nel Mediterraneo orientale: Grecia, Creta, Cipro, Asia Minore, Libano, fino alla Giordania. In Italia è sub-spontaneo, ossia è stato importato in tempi remoti dalle sue zone di origine e poi naturalizzato. Cresce lungo tutta la penisola, fino a 500-700 m nell’Italia Centrale, fino a 700-800 m in quella Meridionale. Si adatta a terreni di ogni tipo e natura, tranne quelli molto umidi e con ristagni d’acqua, predilige posizioni soleggiate e asciutte. E’ pianta molto frugale.

Albero sempreverde, con fusto dritto, alto 20-25 m, raramente di più. Le foglie sono molto piccole, squamiformi, strettamente appressate. Le piante sono monoiche, ossia portano microsporofilli gialli (maschili) e grigio-verdi con riflessi violetti (femminili) sullo stesso individuo. Quando quelli maschili si aprono, lasciano uscire vere e proprie nuvole di polline che viene trasportato dal vento.
I frutti sono strobili particolari detti galbule, in Toscana chiamati coccole.
L’apparato radicale è fittonante nel primo anno, mentre nell’albero adulto è appiattito, formato da radici superficiali molto sparse e ramificate.
Della specie esistono due varietà: C.sempervirens var. horizontalis e C.sempervirens var. stricta. In Toscana sono chiamate rispettivamente cipresso femmina o cipressa e cipresso maschio.
La var. stricta ha la classica forma slanciata e appuntita, data dal fatto che i rami sono inseriti sul tronco con angoli molto acuti e per questa ragione rivestono quasi completamente il fusto.
Nella var. horizontalis i rami si inseriscono sul tronco orizzontali o quasi, in palchi irregolari e formano una chioma aperta. Tra queste due forme ve ne sono molte di transizione.
Nei boschi naturali la forma orizzontale è predominante e sono più rare quelle piramidali che sono state diffuse dall’uomo per il suo caratteristico aspetto.

Nel Parco
Ci sono pochi cipressi, posti soprattutto nelle zone più assolate e dove il resto del bosco è più rado.

Periodo di fioritura: febbraio-marzo