Specie

Quercus ilex

Famiglia

Fagaceae

Nome popolare

Leccio

Quercus ilex L.


Già i Romani chiamavano “quercus” la quercia. E, a dire il vero, chiamavano già “ilex” anche il leccio: Linneo, quindi, non ha fatto altro che riprendere questi due nomi per identificare il Genere e la Specie.
Il leccio è stato utilizzato spesso nei giardini, soprattutto quelli italiani rinascimentali, per costituire grandi siepi o gallerie, labirinti e teatri di verzura. Questo perché il fatto di essere sempreverde, resistente alla siccità, avere una grande capacità pollonifera e poter ricacciare nuovi getti molto fitti dai tagli di potatura, si rivelarono caratteristiche preziose per modellarlo nelle forme obbligate del “giardino all’italiana”.
Un tipico modo di utilizzare il leccio nelle ville rinascimentali toscane, era quello della “ragnaia”, dove si effettuava un tipo particolare di caccia, come riporta Luigi Zangheri nella sua “Storia del giardino e del paesaggio”: si trattava di “…..boschetti, formati da lunghi filari di macchie impenetrabili di verde, disposti come vialetti ravvicinati, dove si tendevano delle reti per tutta la loro lunghezza in modo da prendere i volatili che vi erano attirati per la presenza di corsi d’acqua o per l’ombra fitta degli alberi. Le ragnaie venivano situate in prossimità dei giardini delle ville diventando un elemento inconfondibile del paesaggio toscano.”
Ancora oggi, in alcune ville si vedono i resti, più o meno ben conservati, di quelle che secoli prima furono ragnaie e il nome resiste in alcuni toponimi locali.
Il suo legno è duro e compatto, poco utilizzato come legname da opera, ma per ebanisteria e intarsio o manici di utensili, nonché come legna da ardere che brucia a lungo e lentamente.

Diffuso in tutta l’Europa mediterranea, in Italia è una delle piante che formano la “macchia mediterranea”. E’ diffuso principalmente nelle zone costiere, ma si spinge anche all’interno nelle zone collinari con estati calde e secche e piogge dall’autunno alla primavera.
Nell'ambiente del Chianti non è molto frequente trovare boschi puri di leccio, mentre è più facile rilevarlo in formazioni miste con la roverella, soprattutto nelle zone più calde ed aride.
Cresce su suoli poveri e non gradisce l’argilla abbondante che può provocare un certo ristagno di acqua. In condizioni adatte il leccio può essere molto longevo e raggiungere dimensioni maestose.

Albero sempreverde. L’aspetto del fusto varia a seconda che sia un albero della “macchia mediterranea” o di boschi puri o misti. Nel primo caso il fusto è spesso ramificato dalla base o si dipartono diversi fusti dalla stessa ceppaia, con diametro del fusto di modeste dimensioni, a causa del lento accrescimento. Le branche sono sinuose, i rami abbastanza sottili, anche se danno origine a una chioma fitta e compatta.
Nel caso di piante che crescono in formazioni boschive il fusto è più spesso unico e di altezza e diametro superiori. Le branche e i rami possono raggiungere dimensioni anche notevoli e la chioma è sempre molto compatta, formando boschi bassi e densi che danno un’ombra cupa.
La corteccia dei rami giovani è liscia e grigia, mentre nelle branche e nel tronco è grigio-scura, quasi nera, fessurata con solchi longitudinali e forma scaglie quadrate o rettangolari.
I giovani rametti sono grigio-feltrosi, come spesso la pagina inferiore delle foglie.
Le foglie, scure e lucide, hanno un aspetto molto variabile: lanceolate o ellittiche, intere o a margine dentato, soprattutto quelle dei polloni che hanno un aspetto molto simile a quelle dell’agrifoglio, con deboli spine all’apice dei denti.
E’ pianta monoica, ossia porta i fiori maschili e femminili (amenti) sullo stesso individuo: producono un  abbondante polline che si sparge con il vento.
Il frutto è una ghianda ovata piccola (fino a 2 cm), che si mantiene a lungo verde. La cupola di squame piccole e appressate avvolge il frutto in misura variabile.

Nel Parco
E’ presente in un boschetto fresco e ombroso, insieme ad alcuni pini da pinoli: probabilmente entrambi sono stati piantati dall'uomo, ma ora si stanno riproducendo spontaneamente e vari giovani lecci sono presenti in altre zone del bosco.

Periodo di fioritura: aprile-giugno