Specie

Pyrus pyraster

Famiglia

Rosaceae

Nome popolare

Pero selvatico

Pyrus pyraster Burgsd.


Il nome Pyrus deriva dal latino “pirus” che indicava il pero. La y che compare nel termine botanico richiama il greco “pyr” cioè “fuoco”, ma anche “pyros” che significa  “grano”: come tutto ciò possa avere attinenza con il pero riesce difficile da immaginare.
Il nome pyraster indica un senso dispregiativo. Potrebbe essere perchè i suoi frutti, simili a piccole pere, non sono granchè buoni, anche se commestibili a completa maturazione: comunque rappresenta il progenitore selvatico di Pyrus communis, da cui poi derivano le varietà coltivate.
Il suo legno è durissimo, di una calda sfumatura rosata e viene usato talvolta in ebanisteria e tornitura.

In Italia è presente ovunque. Si trova principalmente dalla pianura all’alta collina e, in alcuni casi, anche alla montagna fino a 1400 m. Cresce preferibilmente in boschi di latifoglie su suolo umido e ricco di sostanze nutritive, ma si adatta spesso anche a condizioni più aride e secche. In quest’ultimo caso il suo sviluppo sarà più lento e limitato. In Chianti non è pianta molto comune.

E’ un albero a foglie decidue con chioma grossolanamente piramidale, che in condizioni ottimali può raggiungere anche i 20 m di altezza, ma più frequentemente raggiunge solo i 6 m e con un aspetto abbastanza gracile. E’ molto longevo e può vivere per più secoli. Sull’apice dei rametti sono presenti spine lunghe e robuste, che lo distinguono chiaramente dalla specie coltivata.
Le foglie hanno forma variabile, da ovate a cordate, con margine leggermente dentato, glabre e abbastanza lucenti. In autunno assumono bellissime sfumature di rosso cupo e bronzo.
I fiori sono tipici della Famiglia delle Rosaceae, a 5 petali bianchi, visitati volentieri dalle api.
I frutti sono piccoli (1-4 cm), duri, rotondeggianti, astringenti dapprima e a maturità dolciastri, quando diventano gialli, bruni o neri.

Nel Parco
Sono rari e di ridotte dimensioni.

Periodo di fioritura: aprile-maggio