Specie

Pinus pinea

Famiglia

Pinaceae

Nome popolare

Pino da pinoli

Pinus pinea L.


Anche per gli antichi Romani il termine Pinus indicava la pianta del pino.
Il nome pinea in latino significava pigna. L’utilizzo economico più tipico è la raccolta delle pigne e dei pinoli, che inizia ad ottobre per tutto l’inverno. Viene fatta con scuotitrici meccaniche, mentre un tempo i raccoglitori si arrampicavano sugli alberi. Come un tempo, invece, le pigne dopo la scuotitura vengono distese all'aria aperta ad essiccare, fino a che le squame si aprono e liberano i pinoli.
Il suo legno è resinoso, pesante, di qualità mediocre, in genere non viene utilizzato come legna da ardere, ma per pancali, cassette da imballaggio e tavole per cantieri.
E’ un albero spesso usato per alberature cittadine, nei parchi e nei giardini per la bellissima forma della sua chioma in età avanzata.
Un inconveniente, a cui può andare incontro chi pianta questi alberi in condizioni non adatte al loro grande sviluppo, è dato da veri e propri sollevamenti del terreno per la comparsa in superficie di radici grandi come tronchi.
Nell’elenco degli alberi monumentali della Toscana sono presenti cinque di queste piante, due all’Elba, una a Castiglione della Pescaia, due ad Arezzo e a Cortona.
Famose pinete sono quelle di Migliarino (Pisa) oppure quella di Classe, vicino a Ravenna, già descritta da Dante “…per la pineta in sul lito di Chiassi,..”. (Purgatorio, Canto XXVIII, 20).
La descrizione paragona gli uccelli che cantano fra le fronde de “….la divina foresta spessa e viva, ….” che Dante sta attraversando in Purgatorio, agli uccelli che si rifugiano tra le fronde della pineta di Classe quando fuori soffia lo scirocco.

Specie originaria del Mediterraneo settentrionale, dalla Penisola Iberica all’Anatolia.
I botanici non sono riusciti a stabilire se il pino da pinoli sia o meno autoctono dell’Italia, perché è seminato e coltivato da tempo remoto ed è praticamente impossibile precisare l’areale originario.
E’ diffuso soprattutto sulle coste, penetrando anche nelle zone più calde dell’interno, dal livello del mare fino a 800 m.
Preferisce terreni sabbiosi e freschi, ma si adatta a condizioni molto diverse, tranne i terreni acquitrinosi e asfittici o troppo calcarei e compatti. Sopporta meno del pino marittimo (Pinus pinaster Ait.) i venti marini.

Albero sempreverde maestoso che può vivere fino a 200-250 anni e raggiungere dimensioni ragguardevoli, fino a 30 m di altezza e a 6 m di diametro del tronco.
Il fusto è cilindrico, nelle piante giovani la chioma è globosa, mentre in quelle adulte assume la caratteristica forma ad ombrello per il naturale disseccamento e caduta dei rami inferiori.
La corteccia è spessa, divisa in placche da profonde fessure longitudinali, di color grigio-rossastro esternamente, di un color cannella internamente.
Le foglie, ossia gli aghi, sono riuniti a gruppi di 2, persistono sulla pianta 2-3 anni e sono molto lunghi, anche fino a 20 cm.
La pianta è monoica, con microsporofilli maschili in amenti cilindrici giallastri e macrosporofilli femminili in amenti ovoidali verdi con strie rosso-violacee.
I frutti sono costituiti dagli strobili (pigne), che sono grandi, formati da grosse squame a scudo convesso, con un umbone (sorta di gobba puntuta) cosparso di resina.
I semi sono i pinoli, che si disseminano naturalmente nella primavera del 4° anno. La pianta inizia a produrre semi dopo i 15-20 anni di età.
L’apparato radicale è robusto e profondo, dapprima fittonante, in seguito si formano robuste radici laterali.

Nel Parco
E’ presente solo nel boschetto di lecci e pini. Si tratta di individui apparentemente coetanei e ciò fa pensare che siano stati piantati dall’uomo, ma nelle vicinanze si trovano giovani semenzali nati spontaneamente.

Periodo di fioritura: marzo-maggio