Specie

Quercus pubescens

Famiglia

Fagaceae

Nome popolare

Roverella

Quercus pubescens Willd.


Già i Romani chiamavano “quercus” la quercia.
Pubescens in latino significa prima di tutto “entrato nella pubertà”, ma anche “ricoperto di pelo o di barba”, come gli adolescenti a cui sta crescendo la prima peluria sul viso e si riferisce alla caratteristica di avere le gemme, i rametti apicali e la pagina inferiore della foglia tomentosi.
Alla specie il nome è stato dato da Carl Ludwig Willdenow, nato nel 1765 e morto nel 1812, professore di botanica all’università di Berlino nel 1801 che scrisse opere di botanica sistematica.
Tutte le specie che appartengono al Genere Quercus sono di difficile identificazione per la presenza di un elevato numero di individui ibridi.
La roverella è molto frugale, ha un accrescimento spesso lento e limitato, con tronchi contorti ed è per questo che i boschi a dominanza di roverella sono quasi sempre governati a ceduo per la produzione di legna da ardere. Ha una notevole capacità pollonifera e il suo legno è molto pesante con fibre contorte, poco adatto all’utilizzo come legname da opera.
Ciò non toglie che in condizioni di suolo appena migliori, possa svilupparsi un albero grande e armonioso, che può raggiungere, grazie alla sua longevità, anche dimensioni maestose, con un’altezza fino a 25 metri e un diametro della chioma veramente imponente.

In  Italia si trova dal settore prealpino fino a Calabria, Sicilia e Sardegna,  soprattutto nella fascia collinare tra 200 e 800 m di altitudine, ed è la specie dominante nelle pendici assolate con suoli superficiali, rocciosi e aridi, anche calcarei.
In Chianti, la roverella si trova prevalentemente nei versanti a Sud, associata all’orniello.

Albero a foglie decidue, che persistono sulla pianta secche fino alla fine dell’inverno, con il fusto contorto, spesso breve, a branche sinuose con rami sottili, che danno origine a una chioma ampia e irregolare, non molto densa.
La corteccia è grigio-bruna, fessurata fin da giovane in solchi profondi longitudinali e trasversali, che originano scaglie a profilo trapeziodale.
I rametti sono vellutati e grigiastri, le gemme grige e pubescenti.
Le foglie sono alterne, di forma ovato-allungata, con il margine lobato a 4-7 lobi. La pagina inferiore è tomentosa e più pallida di quella superiore. Le foglie giovani sono più tomentose di quelle vecchie. La variabilità della forma delle foglie è molto grande.
E’ pianta monoica, ossia porta i fiori maschili e femminili sullo stesso individuo: quelli maschili sono amenti, che compaiono quando le prime foglioline sono ancora giovani. Sono brevi spighette pendule di color giallo-verdolino, con numerosi fiori ricchi di stami che producono un  polline che si sparge con il vento.
I fiori femminili passano quasi inosservati, ma sono amenti anch’essi, con pochi fiori ognuno racchiuso da un involucro.
L’apparato radicale è molto espanso e nettamente fittonante.

Nel Parco
Costituisce la specie arborea dominante nel bosco.

Periodo di fioritura: aprile-maggio