Specie

Euonymus europaeus

Famiglia

Celastraceae

Nome popolare

Berretta da prete

Euonymus europaeus L.


Sono state trovate alcune versioni non del tutto convincenti relative all’origine del nome del Genere, ma non è stato possibile verificarne nessuna.
Il nome della Specie indica la sua diffusione in tutta Europa.
L’origine del nome popolare italiano risulterà chiarissima a chi ha visto il particolare cappello portato fino qualche decennio fa dai sacerdoti.
Come poter dimenticare il grande Fernandel che impersonava Don Camillo di Guareschi, quando si calcava in testa con aria battagliera il suo cappello nero a 4 lobi con il pon-pon in cima? Bene, il frutto della berretta da prete assomiglia molto nella forma a quel cappello, pon-pon a parte, anche se i colori sono completamente diversi: quattro lobi rosa fucsia che mettono in vista bacche di un arancione lucido.
E’ chiamata anche fusaggine e sembra che questo termine derivi dal fatto che il suo legno venisse utilizzato per fabbricare i fusi per la filatura manuale della lana. Dal suo legno si ottenevano anche i carboncini da disegno.
Sembra che, un tempo, i frutti seccati e polverizzati fossero usati come polvere insetticida e parassiticida.
L’ Euonymus europeus è considerato pianta tossica, in particolar modo i frutti, per il contenuto in evonimoside, un glucoside cardioattivo, ed altri alcaloidi meno conosciuti.
I sintomi dell’intossicazione si manifestano con gastroenterite, vomito anche persistente, diarrea acquosa. La loro comparsa è tardiva, fino a 10-12 ore dopo l’ingestione di parti della pianta ed in particolare dei semi. Il quadro può essere complicato da febbre, allucinazioni, convulsioni e coma.
L’avvelenamento può manifestarsi anche negli animali, sebbene rarissimo perché in genere rifiutano questa pianta.
Bisogna porre particolare attenzione ai bambini piccoli, che possono venire attratti dal bel colore delle bacche ed essere tentati di mangiarle.
Con le dovute attenzioni resta comunque interessante l’uso nei giardini: infatti d’autunno offre un fogliame di bellissime sfumature rosso-arancio-rosate, accompagnate dalle bacche coloratissime. Ne esistono varietà ornamentali.

E’ diffuso in tutta Europa, e in Italia è presente ovunque, da 0 a 800 m di altitudine, in Toscana anche fino a 1000 m.
Nei boschi e boscaglie di latifoglie, soprattutto querceti e castagneti, in terreni preferibilmente neutri o sub-acidi, non troppo asciutti, ma si adatta bene anche a terreni più calcarei.

Normalmente si tratta di un arbusto molto ramoso, alto da 0,5 a 2 m, più raramente si può presentare come esile alberello alto fino a 5-6 m.
Il portamento è piuttosto eretto, la chioma non è fitta e il reticolo dei rami e dei rametti appare con chiarezza tra le foglie.
I rametti sono opposti e inseriti quasi ad angolo retto sul ramo principale, a sezione quasi quadrangolare.
Anche le foglie sono opposte, semplici, lanceolate, con margine finemente denticolato, verde opaco e non particolarmente decorative, tranne, come abbiamo visto, in autunno.
I fiori sono riuniti in cime di 2-5 fiori piccoli e insignificanti, a 4 petali biancastri. Le cime sono portate da un peduncolo abbastanza lungo inserito all’ascella delle foglie.
Il frutto è una capsula a 4 logge di color rosa con i semi arancioni. Persiste a lungo sulla pianta.

Nel Parco
Non è frequente. Presente in pochi esemplari ai margini della vegetazione più fitta e nelle zone un poco più fresche.

Periodo di fioritura: aprile-maggio