Specie

Cistus incanus

Famiglia

Cistaceae

Nome popolare

Cisto rosso

Cistus incanus L.


La parola Cistus deriva dal greco, ma non è ben chiaro da quale termine: infatti c’è “kisthos” che indica la pianta, ci sono “kystis” che significa “vescica”  e “kyste” che significa “cesta”. Questi ultimi potrebbero riferirsi alla forma delle capsule che racchiudono i semi.
Il nome incanus, che in latino significa “canuto”, si riferisce al fatto che la pianta è ricoperta, in particolare sui fusti più giovani, da una fine peluria grigio argento, come i capelli di un vecchio.
La nomenclatura relativa a questa specie è complessa: molti autori riportano sottospecie e varietà diverse, oppure nomi diversi che indicano la stessa varietà, come nel caso di C.incanus e C.creticus L. subsp. eriocephalus (Viv.) Greuter & Burdet.
Questo è dovuto al fatto che tra alcune Specie del Genere Cistus esiste una discreta facilità all’incrocio, che produce vari ibridi naturali, da cui consegue una certa difficoltà di classificazione: qui ci atterremo, come per tutte le schede, a quella indicata da Pignatti.
E’ una pianta mellifera, visitata dalle api per il polline.
Pur essendo pianta tipicamente mediterranea, sono stati soprattutto gli inglesi, infaticabili “cacciatori di piante” , a intuire le possibilità che queste piante potevano avere per il giardino.
Anche in Francia sembra che avesse un discreto successo: Ippolito Pizzetti riporta che Edouard Bernet di Antibes, tra il 1860 e il 1870, riuscì a ottenere in dieci anni 234 diversi ibridi di cisto.
Ora, Ippolito Pizzetti si domanda il perché in Italia, dove in moltissime zone il clima e il terreno sono adatti, siano piante tutto sommato poco diffuse nei giardini.
Neppure noi sappiamo dare una risposta, anche se nel Chianti si sta diffondendo un poco di più l’uso del cisto, spesso in siepi miste e libere.
Se allo stato selvatico il cisto è pianta che cresce lentamente e vive anche molti anni, nei giardini, ubriaco di terra concimata e di acqua, avrà vita più breve.

Diffuso nel bacino del Mediterraneo, in Italia si trova soprattutto nella regione mediterranea centro meridionale: fa parte della tipica macchia mediterranea bassa. In Toscana si spinge anche all’interno. I terreni su cui cresce sono aridi e sassosi, soprattutto calcarei, ma anche acidi. Fa parte delle piante cosiddette “pirofite” perché la germinazione dei suoi semi è favorita dal passaggio degli incendi. Per questo motivo risulta una buona “colonizzatrice” dei terreni che rimangono scoperti dopo un incendio.

E’ un arbusto alto da 0,3 a 1 m, densamente ramificato, spesso con portamento prostrato.
Le foglie sono opposte, semplici, ovali o ellittiche, pelose, ruvide e grinzose, a margini ondulati, di color verde-chiaro, con una sfumatura grigia data dalla villosità.
La pianta fiorita è tra le più belle della macchia, con fiori abbondantissimi, grandi 4-5 cm, a cinque petali di color rosa intenso cenerino, con un folto ciuffo centrale di stami color giallo arancio. I petali  hanno l’aspetto stropicciato di una seta leggera.
Il frutto è una capsula.

Nel Parco
E’ diffuso e, insieme alla ginestra, dà una fioritura veramente dominante sulle altre.

Periodo di fioritura nel Parco: aprile-maggio