Specie

Viburnum tinus

Famiglia

Viburnaceae

Nome popolare

Lentaggine

Viburnum tinus L.


Sia “viburnum” che “tinus” indicavano per i Romani delle piante: nei dizionari la prima indica dei generici viburni, la seconda proprio la lentaggine, ma in realtà non è facile dirlo sulla base delle fonti riportate, entrambe di Virgilio.
Nelle Georgiche (IV,112) usa il termine “tinos” e invita a piantare queste piante vicino agli alveari. Nelle Bucoliche (I,25) scrive “Questa città ... di tanto ha innalzato il capo tra le altre, di quanto sono soliti (innalzarsi) i cipressi fra i flessuosi viburni.”
Come appare evidente, in queste citazioni non c’è nulla che possa determinare con chiarezza la specie in questione, ma forse Linneo aveva anche altre fonti.
Si può citare un uso curioso del nome francese della pianta.
Nel calendario rivoluzionario francese, elaborato da una commissione scientifica e utilizzato in Francia dal 24 ottobre 1793 al 1° gennaio 1806 e poi durante la Comune di Parigi nel 1871 ogni nome di mese richiama un aspetto del clima o di momenti della vita contadina.
I giorni di ciascun mese sono chiamati con il nome di piante, di animali o di attrezzi contadini, inerenti a quel periodo dell’anno.
Così nel mese “pluviose” (piovoso), che corrispondeva al periodo che va da circa il 20 di gennaio al 20 di febbraio, il sesto giorno era chiamato Laurier Thym, che non è altro che la nostra lentaggine. In realtà oggi il nome non viene considerato esatto; corretto sarebbe viorne-tin o laurier-tin.
Le varietà ornamentali sono spesso utilizzate nei giardini, per l’abbondante fioritura invernale profumata di miele, spesso contemporanea alle bellissime bacche blu, ma un inconveniente questa pianta ce l’ha: nelle giornate umide esala talvolta una puzza di foglie marce che ne farebbe consigliare l’uso lontano dalle abitazioni.

In Italia cresce al centro, al sud e nelle isole, con presenza anche in Liguria e nella zona di Trieste. Si trova di preferenza nella macchia mediterranea, nelle leccete, anche nei boschi misti da 0 a 800 m di altitudine, dalla costa alle colline, nei terreni neutri o alcalini, anche calcarei o argillosi. In Toscana è comune in un vasto areale, fino a 700 m.

Arbusto sempreverde, denso e ramificato, alto da 1 a 3-4 m. I fusti sono eretti, con rametti opposti, cioè inseriti a 180° sullo stesso nodo, di color verde rossastro.
Le foglie sono coriacee, opposte, semplici, ovali-lanceolate, con apice acuto e margine intero e cigliato, verde scuro un pò lucido con una fine e rada peluria sulla pagina superiore, verde chiaro vellutato al di sotto.
I fiori sono riuniti in una infiorescenza a corimbo abbastanza grande e appariscente, mentre ogni singolo fiore è piccolo, bianco, con 5 petali che talvolta hanno sfumature rosa.
I frutti sono bellissime bacche di circa 0,5 cm, sferico-ovoidali, di un incredibile blu scuro metallico e lucente, con riflessi di grafite. Maturano durante l’inverno.
Man mano che persistono sulla pianta e arrivano ad avanzata maturazione, perdono la loro lucentezza.

Nel Parco
E' presente solo nelle zone più fresche con la subsp. tinus e non è frequente.

Periodo di fioritura: ottobre-giugno