Il Bosco

Il Bosco appena tagliato

Il Bosco appena tagliato

Il Bosco

Il Bosco

 

Le altre pagine relative a "Il Bosco"

- Alberi

- Arbusti

- Orchidee

Nel bosco di Montecorboli la specie prevalente è la roverella, associata a orniello, ginepro, sorbo e molte specie erbacee, tra cui le orchidee.
E’ il bosco tipico di suoli calcarei poco profondi e aridi, come i galestri, più spesso posti sui versanti sud-occidentali più bassi e più caldi.
Come la quasi totalità dei boschi in Toscana, anche questo è stato ed è governato dall’uomo: si tratta infatti di un bosco ceduo, per la precisione ceduo matricinato.
Ciò significa che nel tempo è stato sottoposto a taglio per ottenere legna da ardere, sfruttando la capacità della roverella di ricacciare abbondanti polloni dalla ceppaia tagliata. Nel piano di taglio viene individuato un certo numero di alberi da seme o da pollone con un unico fusto, le matricine, che vengono lasciati in piedi per un numero di anni più lungo, per poter produrre ghiande che garantiscano il rinnovo di giovani piante.
Già in una carta dell’Istituto Geografico Militare del 1905, compare l’edificio di Casa Emma, con Casa Bufati, Montecorboli e La Ripa.
La vegetazione circostante era individuata con l’uso di segni diversi, codificati, per esempio,  nelle “Tavole dei segni convenzionali per le Carte Topografiche” del 1891: in base a questa Tavola, la vegetazione della zona di Montecorboli era a ceduo.
Anche guardando due foto aeree, del 1948 e del 1965, la zona del Parco appare come un bosco rado, probabilmente ceduo.
La povertà dei terreni su cui spesso vivono i cedui di roverella, insieme allo sfruttamento dei tagli, può causare la degradazione dei boschi, ridotti anche fino allo stato di cespuglieti diradati: è il caso di molti boschi nel Chianti e di alcune zone di quello del Parco.
Le radure e la maggiore illuminazione che si vengono così a creare, favoriscono la comparsa di numerosissime specie erbacee (come le orchidee selvatiche) o di piccoli arbusti, che non avrebbero mai potuto svilupparsi all’ombra degli alberi.
In anni relativamente recenti, anche a causa della debolezza delle piante dovute ai periodi ricorrenti di siccità, i boschi, e quello del Parco non fa eccezione, subiscono severissimi attacchi del Lepidottero Tortrix viridana L.. Le larve nascono in aprile-maggio, si nutrono delle giovani foglie delle querce e si lasciano trasportare dal vento da una pianta all’altra, attaccate a un lungo filo di seta.
In caso di attacchi massicci, negli ultimi anni molto frequenti in tutto il Chianti, si ha la completa defoliazione delle piante, costrette a rimettere foglie nuove durante l’estate, con dispendio di energie per la pianta in un periodo di grande carenza di acqua: il risultato è un progressivo indebolimento delle piante. E’ impressionante, nelle calde giornate di primavera, fermarsi in silenzio in un bosco attaccato dalla tortrice e sentire un sottile crr-crr-crr, il rumore di miliardi di mandibole al lavoro.
L’ultimo taglio del bosco è avvenuto nel 1998: di norma, un ceduo di roverella viene tagliato nuovamente dopo circa 20 anni, ma nel Parco non si prevede più alcuna ceduazione, bensì una gestione che prevede un numero minimo di tagli, volti a favorire le piante più belle e a indirizzare il bosco verso una crescita armoniosa di piante di grandi dimensioni e un sottobosco vario, con radure ricche di specie.
Il bosco è percorso da agevoli sentieri inerbiti, dove si può osservare la flora così come è, con pochissimi interventi, anche se solo il mantenimento dei sentieri influisce sulla comparsa di specie diverse da quelle che vivono all’ombra degli alberi.
Tra la primavera e l’estate ci sono anche moltissime farfalle, e chi è particolarmente fortunato può avere l’occasione di vedere un leprotto accucciato immobile tra l’erba o un capriolo che attraversa d’un balzo il sentiero.