Specie

Tragopogon porrifolius

Famiglia

Asteraceae

Nome popolare

Barba di becco violetta

Tragopogon porrifolius L.


Il nome deriva dal greco “tragos” che significa caprone, becco e da  “pogon” che significa barba. Non è ben chiaro a quale caratteristica si potesse riferire Linneo che così ha battezzato il Genere: non certo ai bellissimi fiori dalle ligule violetto metallico o alle appuntite squame verde azzurro che fanno da corona al fiore. Né tantomeno alle foglie, che sono già definite simili a quelle del porro dal nome della specie: porrifolius, appunto.
Certo le paragonava ai porri selvatici o coltivati in altri tempi e non ai porri coltivati oggi, con foglie lisce ed enormi.
Ma allora, a che cosa si riferiva? Forse la spiegazione sta nel fatto che dopo la fioritura le squame si chiudono fino alla maturazione dei frutti. Resta fuori un piccolo ciuffetto di pappi piumosi: una certa somiglianza con una barba di caprone in effetti c’è.
Durante la fioritura, i fiori, pur bellissimi, si aprono appena per poche ore, dopodichè le squame si chiudono, per riaprirsi il giorno dopo.
La sua radice si può consumare cotta e pare abbia un delicato sapore di noce.
Anche le giovani foglie che spuntano a primavera si possono usare nelle insalate miste, ma non sono per niente facili da riconoscere in mezzo all’erba.
La Barba di becco violetta non è pianta comunissima, quindi va raccolta con parsimonia, avendo cura di lasciarne sempre qualcuna perché possa nuovamente riseminarsi.

Cresce da 0 a 1000 m di altitudine in tutto il Centro e il Sud d’Italia, al Nord solo in alcune regioni. Predilige prati aridi, scarpate, bordi stradali. Ha bisogno di molta luce.

Pianta erbacea annuale o biennale, dotata di un lungo e tenace apparato radicale. A seconda delle condizioni ambientali, le sue dimensioni possono variare da 20 a 125 cm. Le foglie basali sono lineari, con il margine ondulato, lunghe anche fino a 15 cm.
I fusti sono robusti e portano foglie più piccole, dotate di ampie porzioni basali che avvolgono il fusto come una guaina.
L’infiorescenza a capolino è grande e appariscente, con ligule di un bellissimo colore cangiante dal lilla, al viola chiaro, al rosa con riflessi metallici. Le squame appuntite che avvolgono il capolino possono essere lunghe anche due volte le ligule.
Alla maturazione dei semi le squame si riaprono, facendo comparire una grande sfera piumosa, formata dagli acheni con il loro pappo: ogni pianta può produrne veramente molti, anche più di 300.

Nel Parco
E’ raro, è stato rilevato solamente in una ristretta zona, e in un numero limitato di esemplari.

Periodo di fioritura: aprile-maggio