Il Parco

Helleborus bocconei

Helleborus bocconei

Cyclamen hederifolium

Cyclamen hederifolium

 

In evidenza

Il progetto di valorizzazione delle piante spontanee presenti nel Parco consiste principalmente in:

  • identificazione delle piante presso l’Orto Botanico di Firenze, che avviene grazie alla raccolta ed essiccazione di esemplari: ad oggi, fine del 2009, sono state identificate circa 150 specie e si stima che ce ne siano altrettante da identificare

  • creazione di un archivio fotografico e di un erbario, lavoro già iniziato, ma tuttora in corso.

  • apertura di percorsi agevoli per permettere l’osservazione delle piante

  • cartellinatura delle piante per permettere la loro identificazione







La prima idea di creare un Parco Botanico nella zona di Montecorboli nacque nel 2000: la famiglia Bucalossi, proprietaria dell'Azienda Agricola Casa Emma, nella zona del Chianti Classico, in Comune di Barberino Val d'Elsa, destinò 5 ettari di bosco a questo scopo. Inizialmente doveva trattarsi di un semplice percorso attraverso il bosco, ma nel corso del 2001, con la collaborazione dell'agronoma Isabella Devetta, ora curatrice del Parco, si definì meglio il progetto che avrebbe reso visibile al pubblico il patrimonio botanico del Chianti e fu accolta con entusiasmo la proposta del Gruppo Astrofili “Il Borghetto” di creare un Osservatorio astronomico al suo interno. Quando si iniziò a progettare il Parco, la cura più grande fu messa nel mantenere il più possibile nello stato in cui si trovavano i 5 ettari di bosco, per evitare interventi che incidessero in maniera pesante sull’ambiente naturale. La valorizzazione delle piante spontanee avvenne attraverso il lavoro di identificazione e cartellinatura delle specie presenti e alla creazione di percorsi agevoli per osservare le piante.

Gli interventi di trasformazione dei luoghi si limitarono a una parte di bosco più aperta e luminosa, dove vennero creati spazi per le piante coltivate tipiche del paesaggio chiantigiano: gigli di S.Antonio, giaggioli, rose antiche, piante aromatiche.
Con il tempo ci siamo resi conto che non erano sufficientemente rappresentative: soprattutto le aromatiche ci sembrarono troppo “normali”, anche se era uno spettacolo vedere il nugolo di farfalle al momento della fioritura. In più giaggioli e gigli non fiorivano, perchè un istrice continuava a mangiarseli indisturbato.
Fu allora che a fine 2005 si fece strada l’idea di utilizzare le piante spontanee del bosco per farne un giardino.
Il disegno iniziale del Parco ha, di conseguenza, subito dei cambiamenti: le piante aromatiche sono state trapiantate in parte al nuovo ingresso, insieme ai giaggioli, sperando che il passaggio delle auto lungo la Strada Provinciale convincesse l’istrice a desistere, ma ad oggi possiamo dire che non è bastato.
I gigli superstiti sono rimasti lungo il sentiero delle lavande, anche se il bosco, crescendo, sta ombreggiando troppo entrambi: forse dovremo spostare anche loro. Le rose sono rimaste e cresciute di numero: sono il vero e proprio cuore del Parco. 

Ora il Parco è costituito da due zone.

La prima, e più vasta, è IL BOSCO, attraversato da sentieri erbosi,  dove si può osservare la flora come cresce in natura.
Il periodo più spettacolare è quello della primavera e dell'inizio dell'estate, quando ginestre, cisti e molte altre specie sono nel pieno del loro splendore.
Bella, ma non così eclatante, la fioritura che avviene con le piogge di fine agosto e dura fino ai primi di ottobre: i ciclamini la fanno da padroni, ma non sono gli unici, e più avanti si aggiunge il fascino autunnale dei colori dorati, delle bacche rosse e dei funghi.

La seconda costituisce quella che riteniamo abbia dato al Parco una sua particolarità: IL GIARDINO, in tre “stanze”, ossia piccole zone a tema, costruite utilizzando piante spontanee che si trovano nei boschi del Parco o di zone molto vicine e alcune piante coltivate tipiche di poderi e giardini chiantigiani.